Erano passati alcuni mesi ormai e Alessio era diventato uno schiavo perfetto grazie alla guida di Padrona Antonella. Le offriva il suo corpo, le faceva da bidè, l’accompagnava a fare shopping e intratteneva le sue amiche quando esse venivano a casa Sua. Era diventato completamente di Sua proprietà ed obbediva ad ogni Suo ordine.
Alessio, che aveva preso la patente, accompagnava spesso la Padrona a fare le commissioni e un giorno, mentre stavano tornando dallo shopping (la Padrona aveva acquistato uno splendido abito rosso), Padrona Antonella gli disse –“La tua esercitazione di schiavo è arrivata a buon punto, Sono abbastanza contenta di te. Domani però Io non ci sarò, dovrò andare ad una riunione. Per tutto il giorno sarai quindi a disposizione della mia amica Melissa. Mi ha confessato che gli piacerebbe avere uno schiavetto personale perciò cerca di comportarti bene, o saranno guai. Sai cosa intendo, vero?”. Eccome se sapeva cosa intendeva, gli dolevano ancora le chiappe da quando, pochi giorni prima, aveva osato disobbedirle. –“E’ una mia amica, ha ventitre anni e va all’università, studia medicina. Vive in una casetta a Vinovo con i suoi genitori, ma loro non ci sono quasi mai. Domani sarai Suo e la accontenterai in tutto e per tutto. E’ la prima volta che ti lascio da solo, non me ne far pentire…”. “Certo Padrona” rispose subito Alessio.
Alessio arrivò a casa di Melissa alle dieci e mezza della mattina. Abitava in una villetta rossa, in un complesso di casette vicino a Vinovo, aveva intorno un piccolo giardino ed era tenuta stupendamente. Alessio capì che quelle persone non se la passavano male quando vide una Mini Cooper rossa quasi nuova parcheggiata nel vialetto di casa. Si fece coraggio ed andò a suonare il campanello.
L’attesa sembrò eterna, non si abituerà mai a quel nervosismo che precede ogni incontro. Finalmente la porta si aprì e Melissa comparve davanti a lui. Era splendida. Alta più di un metro e settanta, molto proporzionata, aveva delle bellissime gambe affusolate, mani curate, lunghi capelli neri mossi che le cadevano sulla schiena, profondi occhi neri ed un sorriso bellissimo. Indossava una splendida gonna a tubino nera che le avvolgeva sinuosamente le gambe e le arrivava poco sopra il ginocchio, una cintura di pelle nera sottile con fibbia cromata ed una camicetta turchese di raso con le maniche corte a “sbuffo”. Ai piedi delle ciabattine infradito argentee con tacco. Alessio rimase senza fiato. Smise di pensare per un momento che sembrò eterno, Lei sicuramente se n’accorse. Pochi secondi e Alessio riprese il controllo di se e s’inginocchiò come gli era stato insegnato. Melissa ne sembrò divertita e fece cenno al giovane di entrare. La casa era splendida, c’era un grosso divano bianco davanti alla tv e vicino al muro si vedeva un bellissimo tavolo in legno. Il servo notò subito dalle movenze della Padrona che era una ragazza di classe. Gli fece cenno di seguirlo, lei si sedette comodamente sul divano, lui si sdraiò sotto i suoi piedi. La ragazza era divertita da quei comportamenti bizzarri e decise di assecondarli. Accese la televisione e il servo le si avvicinò per farle da poggiapiedi. Lei non capì subito, ma alla fine distese le sue splendide gambe sulla schiena dello schiavo. Cominciò a parlare –“Mi chiamo Melissa, so che te sei alessio. La tua Padrona mi ha detto che posso fare di te tutto ciò che voglio, vero?” aveva una voce calda ed avvolgente, con un leggero accento torinese. Lo schiavo annuì. –“Bene sarà divertente averti a Mia disposizione. Adesso comincia a baciarmi i piedi”. Il servo così incominciò a passare la lingua sulle dita della Padrona, ciucciò l’alluce smaltato d’argento della padrona, leccò le piante sudate. Padrona Melissa sembrava soddisfatta, si stava rilassando. Il servo prese a massaggiarli le caviglie. Passò quasi un’ora quando alla Padrona Melissa venne un’idea. –“Tra poche settimane devo dare un esame all’università. Avrei bisogno di qualcuno che mi dia una mano”. Prese la testa dello schiavo e la girò con forza verso di Lei. –“Ti va di darmi una mano, lurido insetto?” Padrona Melissa prese lo schiavo per i capelli e lo accompagnò al tavolo. –“Levati i vestiti” la voce della Padrona era ora più autoritaria, aveva perso l’impaccio iniziale e stava prendendo gusto a quel gioco. –“Ma come siamo belle depilate. E quello poi cos’è? Un pisello? A me sembra più un vermicello”. Lo fece distendere a pancia in su e gli legò le gambe a quelle del mobile. Portò poi un carrello con una tovaglia sopra e lo lasciò vicino al tavolo. –“Torno subito, non scappare!” disse ridendo. Quando la vide tornare il servo rimase sbalordito. Indossava, sopra i vestiti di prima, un camice bianco. Le stava benissimo, era stato appena stirato e Lei lo portava con una classe ed una eleganza innata. –“Vedo dalla cartella che lei è qui per il controllo” disse ironicamente accendendo la luce posta sopra il tavolo. Si abbottonò il camice, il tessuto bianco prese la forma dei suoi seni e dei suoi fianchi, era magnifica. Il pene del servo mostrò tutto il suo piacere, alessio era sempre stato attratto dal medical. La Dottoressa Melissa si avvicinò al carrello e tolse la tovaglia che lo ricopriva. Il panico prese lo schiavo. C’erano chissà quanti tipi d’aggeggi metallici di cui non poteva immaginare neppure l’utilizzo. La Dottoressa prese i guanti in lattice e si avvicinò alla bocca dello slave. La camicia era visibile perché occupava lo strato di pelle che il camice lasciava nudo, il colletto turchese incorniciava il suo splendido collo. –“Tira fuori la lingua…è molto bianca. Ma so io come arrossarla…” prese una scatola di peperoncini tritati e passò quella polvere sulla lingua del sub al quale cominciò a bruciare la bocca ed incominciava a lacrimare.
La Dottoressa se ne compiacque, prese un bisturi ed incise il servo sul torace, poco sotto i capezzoli. L’incisione fu superficiale ed uscì pochissimo sangue, il quale colò lungo il torace del giocattolo. Era una gioia per il servo sentire calore delle mani guantate e il camice accarezzargli la pelle. La Dottoressa prese poi del sale e lo passò sulla ferita. Un piccolo urlo dello schiavo si levò in aria facendo sobbalzare la Padrona. –“Urla pure, tutti i vicini sono in vacanza, piccolo stronzetto”. Prese poi dal tavolo una siringa, era piena di liquido biancastro. Ne provò il funzionamento, alcune goccie di liquido schizzarono dall’ago. Iniettò il contenuto nei pettorali del servo, i quali cominciarono a gonfiarsi, crebbero fino a diventare due piccole tette. Il servo vedendo cos’era accaduto, s’impaurì e cerco di divincolarsi. Fu fermato dalla Dottoressa Melissa che gli disse –“E’ un’iniezione salina, il gonfiore se n’andrà tra poco. Ma se non stai fermo, giuro che te ne inietterò così tanto sulla faccia che rimarrai deforme per una settimana”. Il servo rimase fermo, non era doloroso e il tono della Dottoressa riuscì a rassicurarlo. Lei incominciò così a massaggiargli quei due seni, gli pizzicava i capezzoli, passava su di essi dei cubetti di ghiaccio.
Dopo pochi minuti la soluzione salina venne assorbita e i pettorali tornarono a dimensione normale. –“Ti stai comportando bene, schiavetto. Vediamo ora come te la cavi però…”. Prese dal carrello una mascherina di colore azzurro e se l’allacciò dietro la nuca. Ora il suo splendido viso era parzialmente celato da quel pezzo di stoffa sintetica. Il pene dello schiavo reagì indurendosi. La Dottoressa si avvicinò al viso dello schiavo e disse –“Vedo che ti eccito…bene, perché ora mi occuperò del tuo piccolo pisellino”.
La Dottoressa Melissa, prese la sedia e si sedette davanti ai genitali dell’oggetto. Afferrò l’asta e cosparse di peperoncino il glande. Il bruciore era terribile e il servo si contorceva. La Dottoressa, dopo aver passato del ghiaccio sulla parte arrossata, incominciò a massaggiare il glande e il frenulo. Prese poi delle pinzette e incominciò ad attaccarle all’asta. Partì prima dalla base e poi risalì verso la punta, piazzò quattro mollette, l’ultima pinzetta era sul frenulo. Il pene incominciava ad essere in erezione. La Dottoressa prese poi dal carrello una cannula di plastica la quale era collegata ad una busta posta sotto il tavolo. Accarezzò la punta del pene e, dilatando il meato, inserì la cannula nel canale uretrale. L’urlo del servo si levò istantaneamente, il catetere era largo e provocava un forte dolore alla punta dell’organo. Lo schiavo lacrimante sentiva distintamente il tubo risalire lungo il canale, era una sensazione stranissima: dolorosa ma tutto sommato sopportabile, la Dottoressa Melissa era delicata nei movimenti e aveva lubrificato bene la cannula. Il tubo di plastica arrivò finalmente alla vescica e l’urina cominciò a percorrere la strada di ritorno e ad uscire dal tubo. La Dottoressa intanto si godeva l’espressione di dolore misto a piacere dello schiavo e si divertiva a pizzicare periodicamente il tubo così da non far passare l’urina. Dopo pochi minuti il sacchetto si riempì e la vescica si svuotò del tutto. La Dottoressa prese la cannula e la sfilò dal meato dello schiavo. Incominciò a massaggiare l’asta e i testicoli facendo diventare duro il pene; prese allora uno spago, posizionò la pinzetta che era sul frenulo più in basso, e legò le mollette tra loro. Alessio sapeva cosa stava per accedere e si preparò mentalmente. La Dottoressa si divertiva a far finta di tirare lo spago. La sua risata, seppur sommessa, era ben percepibile. Fintò una terza volta e, quando vide il servo sconcentrarsi, tirò con forza lo spago facendo saltare le molle. Il grido dello schiavo si mescolò alle risate della Dottoressa. Passarono pochi minuti e Padrona Melissa slegò lo schiavo dal tavolo e lo legò nuovamente, questa volta a pancia in giù con il sedere completamente a disposizione. Lo schiavo si preparava già ad accogliere un dildo ma fu sorpreso quando sentì una cannula entrargli nell’ano. Un liquido tiepido gli riempì lo sfintere e stava risalendo lungo il colon. Una bellissima sensazione invase il servetto e la Dottoressa, prendendogli i capelli gli girò la testa. Gli occhi grandi e profondi lo stavano scrutando, il sorriso era nascosto dalla mascherina. Incominciò a girargli intorno accarezzandogli la schiena e disse –“Adesso verserai tutto il tuo contenuto nel vaso che terrò attaccato al tuo sfintere anale. Se spruzzerai sul pavimento o peggio, sul mio camice, sappi che al liceo ero bravina in fisica, soprattutto nella parte riguardante la corrente elettrica. Credimi però, non ti conviene averne la prova…”. Controllò il liquido nel clistere, era finito. Sfilò la cannula dall’ano e preparò il vaso. La scarica fu imminente, il liquido prima immesso nel corpo dello schiavo stava riempiendo il vaso insieme alle feci. La scarica finì e la Dottoressa tolse il recipiente. Si avvicinò allo schiavo e si abbassò la mascherina. Ora il suo leggero rossetto rosa era visibile agli occhi del servo. –“Bravo servetto, ora ti bendo e tolgo tutto!”.
Tornò dopo un bel po’ di minuti (probabilmente aveva mangiato), slegò il servo e gli tolse la benda –“Rimettiti le mutande!”. Lo schiavo si rimise le mutande e seguì inginocchiato la Padrona al divano. Aveva uno splendido sedere avvolto dal tessuto della gonna nera e la camicetta turchese attillata le conferiva una statuarietà imponente. Si mise seduta e si rivolse al servo –“Sai, ho sempre sognato di avere un micetto, ma mia madre è allergica al pelo dei gatti. Hai dei bei capelli, ricci e folti, scommetto che sembrano proprio il pelo di un animale. Poggia la testa sulle mie gambe.” Lo schiavo, felice per quell’onore, si sdraiò sul divano appoggiando la testa sulle gambe della Padrona che era intenta a leggere. Aveva il viso appoggiato sul tessuto della gonna e le mani smaltate di Padrona Melissa presero ad accarezzargli la testa con dolcezza. Il Suo buon odore lo stava inebriando: era dolce e fresco e lo schiavo si stava lentamente assopendo cullato dal suono dei movimenti delle braccia della Padrona che sfregavano dolcemente il tessuto della camicetta di raso. Proprio quell’attimo di distrazione fu fatale. Il servo era un feticista degli abiti femminili e, quando la Padrona si accorse che il pene era in parziale erezione, tirò per i capelli il servo scaraventandolo giù dal divano. –“Ti ho detto che volevo un gatto, non un maiale! Ma dato che è questo che sei, ti tratterò come tale”. Si recò allo scaffale, prese una racchetta da ping pong e si sedette sulla sedia. –“Vieni qui porco!”. Lo slave dispiaciutissimo si recò dalla Padrona che con dello spago gli legò il pene e le palle per rendergli l’erezione più difficile. Dopodiché lo fece stendere sulle gambe ed incominciò a colpirlo –“T’insegno Io come ci si comporta, ti piace sfregare il tuo lurido uccello sulla Mia gonna, vero?” ed intanto colpiva sempre più forte, il sedere dello slave diventò presto rosso acceso. Erano ormai giunte una cinquantina di palettate quando alessio non riuscì più a trattenere le urla. “Basta, mi stai annoiando, Seguimi ora”
Si cambiò le scarpe, si mise un paio di decolté nere con tacco a spillo e fece sdraiare lo schiavo a pancia in su sul pavimento. Gli salì sopra al corpo, il peso della Padrona stava schiacciando lo schiavo come un insetto. Padrona Melissa incominciò a camminare sopra il corpo dello schiavo, si girò e gli schiacciò i testicoli con le scarpe, poi s’incamminò verso la faccia. I tacchi a spillo stavano quasi penetrando le carni dello slave e, quando la Padrona arrivò al viso, si avvicinò alla faccia dello schiavo e ci sputò sopra. –“Vedi lurido insetto, te dipendi completamente da Me, bevi il mio sputo!” avvicinò il piede alla bocca dello schiavo e ci infilò il tacco –“Succhialo bene, così bravo, fai vedere alla Padrona come sei bravo a succhiare!” . Dato che la Padrona fu costretta ad allungare la gamba per far succhiare il tacco allo schiavo, questo ultimo riuscì ad intravedere le mutandine che la Padrona portava sotto la gonna. Mistress Melissa se n’accorse e sorrise maliziosamente allo slave. Lo fece inginocchiare e, posizionatasi davanti al viso di lui, si slacciò il cinturino e fece cadere a terra la gonna. Indossava un bellissimo perizoma in pizzo nero dal quale si intravedevano gli scuri peli pubici. Lo schiavo rimase estasiato, Mistress Melissa prese la gonna e la passò delicatamente sul naso dello schiavo –“Ora apri bene la bocca e lecca il tessuto…”. Lo schiavo stava leccando l’estremità del tessuto della gonna che la Padrona teneva in mano, come gli istruttori tengono il mangime ai pesci da ammaestrare. –“Fai schifo, ti ecciti tanto per un pezzo di stoffa…sei ridicolo, scommetto che non hai mai conosciuto una ragazza senza che essa fosse la tua Padrona”. Tenendo sempre la gonna come se fosse un’esca, arrivò al divano dove ordinò allo schiavo di leccare un po’ le mutandine. La lingua dello schiavo arrivò ad accarezzare il pizzo del perizoma, mentre intanto guardava la camicetta che si stava contorcendo dal piacere. La Mistress si stava eccitando parecchio, prese la testa dello schiavo e, scostando il filo del perizoma, gli porse il sedere ordinandogli di leccarle l’orifizio anale. Lo schiavo infilò il viso fra i due glutei e incominciò a leccare. La Padrona fu percorsa da un fremito di piacere, stava gemendo. Incominciò a toccarsi con le dita il clitoride, poi s’infilò due dita nella vagina. La lingua dello schiavo stava intanto infilandosi dentro l’orifizio e la Padrona urlando fece in tempo a girarsi e a venire in bocca al servetto che non fece cadere neppure una goccia di quel nettare. La Padrona si rimise in piedi e tirò con il guinzaglio fino ad accompagnare il servo in camera da letto. Piegò la gonna e la rimise nel cassetto. Accompagnò poi il giocattolo nella stanza accanto, era una grandissima cabina armadio con una grande specchiera. Lo slave fu legato alle caviglie con un bastone in modo da tenere le gambe ben aperte e gli ammanettò i polsi. Probabilmente era stato tutto preparato con l’aiuto di Padrona Antonella. Vide successivamente avvicinarsi Padrona Melissa, brandiva un gatto a nove code nella mano. Lo passò delicatamente sulla schiena dello schiavo che intanto poteva vedere l’espressione divertita della Padrona. Pochi secondi e il primo colpo schioccò sulla schiena del servo. Era un colpo secco, dato con forza. Ne seguirono altri, dieci in tutto. Poi la Padrona si mise davanti allo schiavo e incominciò a frustarlo sul petto, in special modo sui capezzoli. Stancatasi, slacciò il pisello e i testicoli dello slave, prese un pesetto e, dopo aver legato la parte superiore dello scroto, attaccò la massa allo spago che legava come un cappio i genitali dello slave. La morsa del filo divenne stretta e il servo s’incurvò. Il suo viso raggiunse l’altezza delle spalle di Padrona Melissa che guardava estasiata la scena. Il servo si sentiva infatti le palle alle ginocchia, credeva che si sarebbero staccate da un momento all’altro, faceva di tutto per trattenere i gemiti di dolore. Padrona Melissa allora staccò il pesetto dalla cordicella e prese lo spago in mano, ora il cappio era in mano Sua. Faceva finta di tirare la cordicella, giocava con i testicoli del suo giocattolo, gli piaceva guardare la sua espressione di terrore. Si avvicinò al viso dello slave, le maniche a sbuffo accarezzarono il naso e le labbra dello slave che ebbe un fremito di piacere. La Padrona che orami aveva capito le debolezze del suo giocattolo, gli prese la testa e gliela spinse giù. Ordinò di baciarle la pancia. Le labbra dello schiavo sfiorarono la camicetta di raso, il suo naso stava toccando quel morbido tessuto, per un attimo non sentì più il dolore. La Padrona stava incominciando a sbottonarsi la camicetta, partì dall’alto e la sbottonò lentamente fino ad aprirla. Ora lo slave poteva vedere uno splendido reggiseno a balconcino di pizzo nero con un nastrino rosa che passava sul bordo superiore e quello inferiore delle coppe. Lo schiavo rimase senza parole. La Padrona si tolse la camicetta, prese per i capelli lo schiavo e lo alzò fino a portarlo al livello dei seni. Lo guardava negli occhi con un’espressione maliziosa e sadica. –“Ti eccito putrido insetto? Bene, sappi però una cosa, e cioè, che è il dolore il prezzo della Mia compagnia!” e tirò con forza il laccio. Il cappio si strinse, un urlo stridulo uscì dalla bocca dello slave che divenne subito paonazzo, gli occhi gli stavano uscendo dalle orbita, faceva quasi fatica a respirare. –“Il dolore è il prezzo che devi pagare per avere la mia compagnia” disse sputandogli in bocca. Il servo si sentiva le palle in gola. –“Dillo! Dillo! Il dolore è il prezzo che devo pagare per la Sua compagnia!”. Lo schiavo non ce la faceva, stava soffrendo troppo. La Padrona allora tirò nuovamente la cordicella ed un altro urlo si alzò nell’aria. I testicoli stavano diventando viola e lo schiavo, probabilmente attraversato da una scarica di adrenalina, riuscì a dire la frase. Il supplizio durò ancora qualche istante poi Padrona Melissa s’inginocchiò e tolse il cappio dai testicoli dell’oggetto. Gli slegò i polsi e lo fece mettere alla pecorina. Prese poi un bit gag (un bavaglio simile a quello equestre) che aveva, attaccate alle estremità, due redini. Successivamente afferrò il fallo alla cintura e, dopo averlo indossato, disse –“Adesso vedremo come posso aprirti quel buchetto”. S’inginocchiò e spinse con forza il fallo nelle viscere dello slave. Incomincio a fotterlo con forza tenendo le briglie con le mani, il fallo penetrava il sedere dello slave che, a causa del bavaglio, incominciava a far fuoriuscire saliva. –“Vai bel cavalluccio, vai!” la Padrona spingeva con maggiore forza e il fallo entrava ben dentro le viscere. Vedere la sua immagine riflessa che stava sodomizzando quel ragazzo sbavante dall’eccitazione e dal dolore e che non riusciva neppure a parlare, la stava eccitando tantissimo. Il pene toccò più volte la prostata e lo slave stav’avendo una potente erezione. La Padrona se n’accorse ed incominciò a tirargli le palle verso il basso. Sentì lo slave fremere di piacere, capì che stava per arrivare. Tolse il pene dall’ano e si girò dicendo –“Sapevo che sarebbe successo. Ora però vediamo fin quanto può essere aperto il tuo buco”. S’infilò dei guanti di lattice, prese uno speculum e lo infilò nello sfintere anale dello slave. –“Allora vediamo fin quanto si allarga…così è a quattro come prima, allarghiamolo a sei”. Lo slave sentì i muscoli dell’ano tendersi e le chiappe aprirsi, stava gemendo dal dolore. La Padrona mise allora un dito nell’ano ed incominciò a tastare la mucosa interna. Sentì il brivido di piacere scorrere nel corpo dello slave. Tolse il divaricatore e prese il plug che aveva preparato, era di egual misura dello speculum, e lo infilò nell’ano dello servo. Si alzò e andò un attimo in bagno dove lavò il fallo. Tornò quasi subito e, dopo aver tolto il bavaglio, mise il fallo nella bocca dello slave. Si tolse poi il perizoma e si sedette a gambe aperte davanti al fallo. –“Vieni qui stupido cane, fai godere la Padrona”. Il fallo entrò nella vagina della Padrona e alessio incominciò a stantuffare con la testa. Aveva ancora lo speculum nell’ano, gli sembrava di dover essere aperto come una cozza ma la situazione era così eccitante però che non pensava ad altro che soddisfare la Padrona. Mistress Melissa intanto si era tolta il reggiseno e si stava accarezzando con foga i capezzoli. Vedere il Suo schiavo che la penetrava con quello sguardo pieno di dolore e desiderio (non era ancora venuto da tutto il giorno) la riempiva d’orgoglio e la faceva sentire al settimo cielo. –“Più veloce, più veloce” gridava contro lo schiavo, gli prese i capelli e spingeva la testa verso il Suo corpo per ottenere una penetrazione ancor più efficace. Venne tra le grida di piacere, non si controllava più. Tolse il fallo dalla bocca dello slave e, dopo aver tolto tutto, se ne andò lasciando lo schiavo nella cabina. Lo schiavo era così stanco che non si era neppure masturbato, era caduto in un sonno leggero. Verso le sei la Padrona andò a svegliarlo. Alessio si svegliò subito e s’inginocchiò prontamente. Melissa
indossava una maglietta rosa ed un paio di pantaloncini. Gli sorrise, lo fece rivestire e lo accompagnò in salotto a bere qualcosa, poi disse –“Mi sono divertita oggi. Mi hai veramente impressionata quando hai mangiato subito lo strapon. Magari ci si potrà rincontrare in futuro. Ciao” terminò ridendo ed accompagnò il ragazzo alla porta.